Il Perdono è una risorsa umana a cui ogni persona in quanto vittima di offesa, tradimento, ferita può fare ricorso per scegliere e decidere di prendersi cura di sé. Diversa -a ancora tutta da scoprire- è la funzione del Perdono quando si tratta dell'autore dell'offesa (e talvolta si tratta dell'autore del reato): può perdonarsi autonomamente? Ci sono – e quali? - precondizioni da mettere in pratica prima di rivolgere a se stessi il Perdono? Rispettando la sofferenza, la dignità, i diritti e le esigenze della vittima, come può essere giustificata e praticata dall'autore del reato la proposta del Perdono?
Ovviamente, in questo caso, l'itinerario soggettivo -chi sono stato? Chi sono? Chi voglio, posso, devo essere?- risulta più complesso e problematico: non solo esige consapevolezza e assunzione di responsabilità, ma anche coscienza piena e auto-coscienza. Questo progetto in carcere, ancora necessariamente in fase sperimentale, si propone di verificare la qualità della relazione verso se stessi, verso gli altri e -se si è credenti- verso l'Altro. E nel complesso delle relazioni incentra il focus sulla relazione genitoriale: sono padre per mio figlio? Come mi rapporto con lui? Essere genitore significa comprendere pienamente il valore di mio figlio e il valore dei figli degli altri: che modello e riferimento sono per mio figlio? La proposta del Perdono rivolta all'autore del reato,-senza accantonare il passato-, è rivolta al futuro, all'intento di liberarsi dalla violenza, dall'aggressione ad altre vittime, dall'essere causa di altre sofferenze. In questi casi anche il Perdono rivolto a se stessi è condizionato e preceduto dal fermo proposito di impedire a se stesso, di rinunciare al ricorso consapevole di comportamenti vietati dalla legge e lesivi dei diritti delle vittime.

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