LE PAROLE SONO FINESTRE OPPURE MURI

Le Parole sono Finestre oppure Muri, M. Rosenberg, Esserci Edizioni

Si tratta di un testo fondamentale per comprendere a pieno la teoria della Comunicazione NonViolenta (CNV) di Rosenberg, al quale lo stesso autore dedicherà numerosi testi successivamente. L’autore parte dal presupposto che il nostro modo di comunicare riveste un ruolo fondamentale per la qualità delle relazioni che ci legano alle persone che frequentiamo: correndo il rischio di banalizzare, possiamo riassumere dicendo che se si comunica “bene” sarà meno probabile arrivare al conflitto e allo scontro, che potrebbe con il tempo degenerare in qualcosa di più grave arrivando anche ad incrinare la relazione stessa.

Comunicare “bene” per Rosenberg significa seguire i principi della Comunicazione NonViolenta, che nella sua elaborazione sono sostanzialmente 4:

  • Occorre imparare a sostituire i giudizi con le osservazioni

 

  1. Bisogna sempre esprimere i propri sentimenti, dopo averli riconosciuti
  2. È importante capire quali bisogni stiano dietro i nostri sentimenti
  3. Nel momento in cui si deve trasmettere un messaggio è importante saper formulare correttamente una richiesta efficace

Per quanto riguarda il primo punto, l’obiettivo è quello di fare sempre riferimento a qualcosa che sia realmente successo, nel momento in cui dobbiamo far capire ad un’altra persone che si è comportata in un modo che a noi non è piaciuto: se mio figlio prende un brutto voto a scuola non gli dirò “non studi mai!” oppure “sei un pigro!”, perché questi sono giudizi. Gli si potrà dire, invece, “tutte le sere di questa settimana dopo cena ti sei messo a guardare la TV, non ti ho mai visto ripassare”. Questa è un’osservazione, ed è molto più efficace se l’obiettivo è il confronto.

Secondo e terzo punto risultano inevitabilmente intrecciati l’uno all’altro: occorre innanzitutto imparare a diventare consapevoli delle emozioni che proviamo (a questo proposito è importante avere a disposizione un ampio “vocabolario delle emozioni”), dopodiché è essenziale chiederci quale bisogno insoddisfatto ci sia dietro a determinate emozioni negative (rabbia, tristezza, delusione…). È importante inoltre non esprimere i nostri sentimenti con espressioni valutative, che spostano la responsabilità verso l’esterno: non dovrò quindi dire “mi sento abbandonato”, che equivale a “tu mi hai abbandonato”, ma sarà meglio affermare “mi sento solo”.

L’ultimo passaggio consiste nel riuscire a formulare una richiesta che sia in grado di mettere l’altra persona nelle condizioni di poterla soddisfare: occorre quindi evitare richieste generiche (“qualcuno mi può aiutare”), richieste formulato al negativo (“potresti evitare di darmi fastidio?”) e richieste astratte (“dovresti essere più presente”), contrapponendo al contrario richieste specifiche, positive e concrete.

A questi 4 principi, che costituiscono il cuore della CNV, sono dedicati 4 capitoli del testo. Il resto del volume è dedicato soprattutto al tema dell’empatia, un concetto fondamentale e trasversalmente importante lungo tutto il processo di formulazione CNV.

Il testo, già di per sé molto chiaro e concreto, con numerosi riferimenti alla pratica della CNV e ad esperienze vissute realmente dall’autore nel corso della sua carriera come formatore CNV, può essere completato dal Manuale Pratico di Comunicazione NonViolenta di Lucy Leu, volume parallelo che suggerisce come condurre un gruppo CNV seguendo passo dopo passo e capitolo dopo capitolo il testo di Rosenberg.

Ritengo che la teoria della Comunicazione NonViolenta, pur tirando in ballo idee e concetti non così originali dal punto di vista della Psicologia della Comunicazione, abbia il pregio di essere molto chiara e concreta, a partire dalla formulazione per punti sottoforma di vera e propria metodologia pronta per essere applicata nella vita quotidiana.

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